COVID: MAI PIU' PAZIENTI SOLI IN OSPEDALE

Il comportamento adattivo dell'essere umano è la capacità di applicare le abilità cognitive ed affettive, al mutare delle circostanze abituali della vita quotidiana. Non è stato quindi un caso se con il COVID, per affrontare con minori rischi la vita di ogni giorno, si siano sviluppate nuove abitudini e nuovi stili di vita. E' fondamentale però che tali cambi si attuino senza andare ad impattare su di un altro aspetto importante della vita quotidiana rappresentato dalla limitazione delle libertà individuali sociali ed affettive, soprattutto dei soggetti più deboli e quindi maggiormente sensibili a tutte le dolorose ripercussioni di questa malattia. Il mio pensiero va allora a tutti quei malati che costretti da un problema di urgenza medica ad abbandonare le comodità e le abitudini della loro vita quotidiana domiciliare, si ritrovano in un letto di degenza in compagnia solo delle loro paure ma soprattutto senza potere usufruire dello sguardo amoroso di un volto familiare per tutta la durata dell'ospedalizzazione.

Restare soli durante un ricovero soprattutto per gli anziani autosufficienti, non è un bene perché si sa che in queste situazioni, il dolore diviene più greve e le cure mediche meno efficaci. Il contatto fisico con i familiari aiuta difatti i pazienti a godere di un maggiore benessere mentale ed emotivo, utile ad affrontare meglio il percorso di guarigione.
La soluzione di questo delicato problema oggi affrontato e risolto solo grazie ad iniziative private
, andrà allora affidato alla politica affinchè possa rendere obbligatoria l'istituzione in tutte le strutture di degenza, dagli ospedali COVID alle RSA, delle c.d. "Stanze degli Abbracci" dove i pazienti, possano attraverso pareti trasparenti o anche di speciale materiale plastico avvolgente come un velo, parlare ed incontrare con lo sguardo i loro familiari e talora anche abbracciarsi o tenersi per mano, in piena sicurezza e nel rispetto di tutti i protocolli Covid, senza pertanto correre alcun pericolo di contagio.

Questa iniziativa per prima adottata dalla casa di riposo “Domenico Sartori” di Castelfranco Veneto (Treviso) e di recente anche dall'Ospedale del Mare dell'ASL Napoli 1, oltre ad essere espressione di civiltà, è soprattutto espressione di buon senso, quello che la politica dovrebbe sempre adottare nei confronti dei cittadini soprattutto di quelli più indifesi.

Paolo Santanelli


 


Commenti

  1. Ben venga sono pienamente d'accordo anche alla luce della mia recente esperienza ospedaliera

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    1. Per comprendere il disagio di un paziente non basta essere un medico ma occorre essersi trovati dall'altro lato della barricata. Da medico sono convinto che basta veramente poco per umanizzare il più possibile le strutture di degenza. Il paziente deve avere la sensazione di essersi portato... casa in ospedale. Anche questo è un compito del personale sanitario.

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