FESTIVAL DI SANREMO O FESTIVAL DELL'UNITÀ (seconda puntata)?
Come si fa a pensare che il festival di Sanremo non sia politicizzato se in un momento internazionale così difficile, gli organizzatori decidono di dare spazio ai pensieri di Zelensky che con la musica ha la stessa attinenza di quella che potrebbe avere una forchetta col brodo? Purtroppo, è già da qualche anno che la massima vetrina nazional popolare di Sanremo, viene strumentalizzata dalla sinistra italiana per amplificare il proprio mainstream ideologico. Nel 2019 difatti, quando neanche a farlo apposta Salvini era al governo in qualità di Ministro dell’Interno, il "leitmotiv" fu l’immigrazione clandestina con i monologhi di Baglioni e di Richard Gere, ospite speciale utile alla causa. Alla fine guarda caso, quasi a dare ragione alle parole della Boldrini quando parlava di "risorse", a vincere fu proprio un concorrente italiano ma di seconda generazione per padre egiziano... e va bene, sarà stato un caso.
L’anno successivo vince invece Diodato che giocando sul filo del rasoio si schiera immediatamente dalla parte della causa omosessuale pur non dichiarando di essere gay. E finalmente si arriva al 2021 con la vittoria dei Maneskin che in tema d’identità sessuale veramente hanno sempre dimostrato di avere le idee confuse.
Si da così la stura all’epoca degli uomini con lustrini, paiette, trucco ed unghie smaltate, cercando di sdoganare sul palco dell'Ariston,il tema della fluidità di genere e dell’omosessualità, entrambi molto cari a quella sinistra progressista in piena crisi d'identità e proprio per questo alla ricerca di più facili consensi elettorali.
Nel 2022 vince nuovamente Mamoud ma questa volta in coppia con Blanco, entrambi dalla sessualità birichina. Ospiti speciali erano in quell'occasione la compagna Ornella Muti che con un ciondolo pendente al collo, propagandava la liberalizzazione delle droghe, la transgender Drusilla Foer, a sponsorizzare il ddl Zan ed infine il compagno Saviano.
Così si arriva al 2023, anno in cui dal palco di Sanremo saranno lanciati temi di politica nazionale e di costume, utilizzando i due maggiori sponsor mediatici della sinistra italiana in grado di parlare a tutta la fascia dei votanti dai 18 ai 90 anni: Ferragni e Benigni. Per rendere poi ancor più servile la genuflessione italica alla causa atlantista, ecco che l’invitato speciale diventa niente di meno che… il grande Zelensky. Un intervento da remoto che solo grazie ad un'imponente levata di scudi da parte dell’opinione pubblica, è stato fortunatamente ridotto alla più semplice lettura di un messaggio scritto, compito questo affidato ad Amadeus che potrà così finalmente dire di avere meritato appieno i 600 mila euro del suo cachet.
In fin dei conti ed a pensarci bene possiamo ritenerci anche soddisfatti. Pensate se invece Zelinsky avesse deciso di prendere parte al festival di Sanremo in qualità di concorrente, che guaio sarebbe stato. Con una storia artistica come la sua avrebbe sicuramente stravinto anche perché si sa che lui è un cantante… NATO!
Paolo Santanelli
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