FESTIVAL DI SANREMO 2023: UN FALLIMENTO CULTURALE TOTALE!

Tornare su argomenti "scottanti" dopo qualche tempo dai fatti, non è sbagliato poiché permette di considerare con distacco e freddezza, alcune sfumature che a causa del trasporto emotivo del momento, non erano evidenti. È per questo allora, che vorrei riproporre alcune condiderazioni personali sul recente Festival di Sanremo che a mio avviso, torneranno utili nel comprendere la fitta rete di interessi socio-culturali e di riflesso anche quelli economici, alla base delle scelte e degli indirizzi, che hanno indotto gran parte del popolo italiano a gridare allo scandalo.

Non posso iniziare col sottolineare che a distanza di 15 giorni dalla fine di una kermesse antigovernativa fin nei minimi particolari, ci si sarebbe quanto meno aspettati un sussulto di disapprovazione da parte del Governo Meloni. Sarebbe bastato un segnale, un commento, sulla inappropriatezza delle scelte fatte dal CDA della RAI e dal direttore artistico Amadeus, nel colorare politicamente con argomenti eticamente sensibili, un festival che ricordo essere di tutti gli italiani.

Non ci vuole allora molto a capire perché Amadeus e tutto il CDA della RAI con Stefano Coletta in prima fila, senza alcuna prova d’appello, andavano immediatamente defenestrati da quest’emittente che ricordo essere pubblica ed a pagamento. Di comune accordo ed in maniera strumentale dal momento che neanche a farlo a posta, il giorno successivo si votava in differenti regioni d’Italia, costoro hanno violato la pluralità dell’informazione, sottoponendo incessantemente i telespettatori per ben quattro serate, ad una propaganda antigovernativa su temi molto cari non a caso, alla sinistra italiana.

Nulla di organizzato all’ultimo momento ma tutto ben concertato con largo anticipo, fin dalle selezioni, grazie alla complicità di un uomo scelto ad hoc, rappresentato proprio dal direttore artistico Amadeus nelle vesti del “cavallo di Troja”.

Che sarebbe stato un festival ideologico non era un mistero dal momento che gli ingredienti c’erano tutti, già a partire dall’intervista a "Vanity Fair" rilasciata dal cantante Rosa Chemical, allorquando affermò che con il testo della sua canzone “Made in Italy”, avrebbe portato a Sanremo il “sesso senza limiti, la poligamia e il porno di OnlyFans”… canzone questa che è stata poi, regolarmente inserita in gara da Amadeus.

Non era bastato negli anni precedenti, promuovere dal palco dell’Ariston droga libera, matrimonio omosessuale e blasfemia, poiché al progetto di indottrinamento di massa contro i valori cristiani della famiglia e della moralità, mancava ancora l’edizione che promuovesse il gender fluid, la promiscuità sessuale, la prostituzione e la pornografia.

Ci ha pensato allora mamma RAI a mettere in pratica quella che CitizenGO ha da anni identificato come una strategia globale che utilizza i mass media per manipolare ideologicamente l’opinione pubblica con l’obiettivo ultimo di distorcere la comprensione della sessualità e dell'identità di genere, causando confusione e incertezza nei giovani.

E allora tutti i conti tornano, se si considera che Amadeus è risaputo essere sostenitore del gender fluid e le co-conduttrici da lui scelte per questa edizione, guarda caso sono tutte considerate alfieri del mondo LGBTQ e quindi sostenitrici dell’educazione gender, delle adozioni gay e dell’utero in affitto.

Non è vergognoso allora che la RAI sia rimasta inerme nel guardare tutto ciò, barricandosi dietro il “non ne sapevo nulla” di Coletta?

Non è altrettanto vergognoso che la RAI usi i soldi del nostro canone per trasformare il Festival di Sanremo nell’ennesimo palcoscenico di propaganda volgare e provocatoria, su ideologie gender fluid, pagando i suoi figliocci/fantocci più in vista del momento, quali Amadeus e i suoi "servi sciocchi" Gianni Morandi, Chiara Ferragni, Fedez, Drusilla Foer e Paola Egonu?

In un momento storico come questo dove sembrano primeggiare i valori più negativi della scala valoriale umana, penso sia stato veramente assurdo da parte della RAI, dare spazio a personaggi addirittura riconducibili alle teorie di OnlyFans, piattaforma online che istiga la prostituzione attraverso prestazioni sessuali "virtuali" in cambio di denaro facile.

Non posso allora non essere d’accordo con Vittorio Sgarbi quando afferma che i vertici della Rai, debbano “andare a casa” perché il Festival di quest’anno “è stato un fallimento culturale totale”, di cui non resterà assolutamente nulla.

Paolo Santanelli

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