Sanremo: Festival della cazone italiana o festival dell'Unita?
Drusilla cosa ma
soprattutto chi è per meritare un palcoscenico della caratura del teatro
Ariston?
Personaggio ignoto al grande pubblico, maschera triste ed
inopportuna nella sua diversità, forzatura inaccettabile di dottrina
progressista, imposta su di un palco dove dovrebbe trionfare un prodotto
artistico made in Italy.
Cosa ci riserverà ancora questo festival oltre la presenza di Saviano? A pensarci bene manca solo un attacco frontale alla famiglia tradizionale e poi il programma elettorale della sinistra italiana sarà al completo, sempre che non abbiano deciso di riabilitare addirittura il clan di Bibbiano.
La verità è che questo festival è stato immaginato e pensato, solo per strumentalizzare con i suoi concorrenti e con i suoi ospiti, la canzone italiana veicolando in vista delle prossime elezioni del 2023, un chiaro messaggio di propaganda elettorale, all’interno di milioni di case di italiani.
Più che festival della canzone italiana non sarebbe stato allora più giusto chiamarlo “festival piddino dell’Unità”, facendolo caso mai condurre da Enrico Letta e non Amadeus?
Mi si conceda infine un’ultima considerazione: ma perché mai pagare il canone di un servizio pubblico quando questo non è superpartes e sistematicamente si schiera politicamente, cercando di indottrinare in modo subdolo e sub-liminare gli spettatori trattandoli da sudditi e non da cittadini?
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